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E risi, dinanzi ai suoi tentativi di farmi del male;
Quasi attratto, dalla sua nichilifera illusione—
Ma forse che non è tutto illusione?
E il nostro amore—la nostra 'passione'—
Soltanto una razionalizzazione, dell'istinto fondamentale?
Eppure, se questo cuore smetterà di provare, anche fosse solo MALE—Il vivere—
Allora lì vorrei morire!
Ma sempre io preferirò l'inferno, da sfidare col mio coraggio—
Il martirio, il sangue del supplizio eterno—L'eterno tormento, di chi ha osato agire,
Di chi ha osato errare, Caino, l'infame,
Preferisco finanche il dolore, all'assenza di passione—
A questo immoto voler prevedere—
Voler il rischio annullare—
L'incomprensibile imprevisto.
Perciò non rimordo l'essere stato fatto a pezzi.
Non è forse il nostro corpo stato fatto, per essere consumato e consunto?—
Dalle fiamme della vita—da ogni impatto—
Da ogni volta che il cuore ci è saltato in petto?!
Per sempre avrò in spregio l'indolenza,
Lo sprecare l'esistenza,
Per vile codarda accortezza!
Vivi senza curarti del pericolo—
Che il pericolo più grande, è trovarsi
Troppo vecchi, per morire senza rimpianti.
IVAN CATANZARO